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1971
Nascita dell'Associazione Avvocati e Procuratori del Circondario di Torino
Da oltre
trent'anni è presente attiva nel Circondario l'Associazione che
recentemente ha assunto la denominazione di Associazione Avvocati del
Distretto di Torino. All'origine lo scopo propulsivo fu determinato dall'insorgere
dei problemi connessi con l'entrata in vigore della legge 990 del 29.1.1969
in modo particolare l'art. 22 il cui contenuto pareva modificare radicalmente
il settore della Responsabilità Civile auto.
Pareva alla gran parte degli avvocati che l'azione per il risarcimento
del danno fosse condizionata all'invio della raccomandata con avviso di
ricevimento alla società assicurativa solo nel caso in cui il danneggiato
utilizzasse nel suo interesse solo il disposto dell'articolo 18 L. 990/69,
poiché nulla veniva innovato nel caso di azionabilità dell'art.
2054 c.c. nei confronti del solo responsabile.
L'Associazione sostenne a spada tratta quest'ultima tesi.
Dopo numerose sentenze di merito contrastanti, si affermò il principio,
tuttora non in discussione, della necessità dell'invio della raccomandata
con avviso di ricevimento alla società di assicurazione della responsabile,
in ogni caso quale che fosse l'azione prescelta.
Il primo presidente dell'Associazione fu l'Avv. Bruno Bonazzi affiancato
da vari colleghi: Melano Bosco, Pantè, Pietra, Regina, Tovo, Besostri
ecc.
L'Associazione continuò ad interessarsi di problemi della categoria
ponendo in essere anche rapporti con altre associazioni professionali.
Un altro momento particolare della vita dell'Avvocatura (in verità
di tutti contribuenti) fu quello di una certa reazione contro la pressione
del fisco.
Straordinaria fu la serata presso l'Associazione Ascom nella quale il
Prof. Ronco compì un memorabile intervento.
Altra manifestazione dell'Associazione fu quella che si svolse davanti
al Tribunale di Torino nella quale un centinaio di avvocati inalberarono
cartelli di protesta contro il disservizio della giustizia e la pressione
fiscale.
L'Associazione abbandonate del tutto le iniziali motivazioni si fece paladina
dei problemi e dei disagi professionali: intervenne in più pensioni
presso TV locali, organizzò conferenze assai frequentate con l'intervento
di giudici e colleghi.
Ricordiamo gli interventi dell'Avv. Franzo Grande Stevens (iscritto all'associazione)
dell'Avv. Geo Del Fiume, dell'Avv. Sorrentino, del Dott. Barbuto, del
Dott. Vita, dell'Avv. Maccagno Benessia, del Preside della facoltà
di Giurisprudenza Avv. Prof. Goria, del Presidente della Cassa di Previdenza
Avv. De Tilla, del Consigliere della Cassa Avv. Dario Donella e dell'Avv.
Dolci di Bergamo e mi scuso per le involontarie omissioni.
La Stampa quasi sempre segnalò le iniziative dell'Associazione,
la quale partecipò a tutti i congressi italiani dell'Avvocatura;
assunse sempre più una marcata linea di politica professionale
sostenendo anzitutto la necessità di raggiungere l'Unità
dell'Avvocatura davanti all'Autorità Centrale.
Al congresso di Ancona dopo aver sostenuto che l'avvocatura poggia su
tre elementi: quello amministrativo e giurisdizionale rappresentato dai
Consigli degli Ordini, quello economico rappresentato dalla Cassa di Previdenza
e quello politico rappresentato dal principio associativo, sostenne a
spada tratta la necessità che il tutto trovasse il suo amalgama,
e quindi l'Avvocatura la sua forza, nell'Unità dell'Avvocatura.
Parecchi collegi passavano tra le fila dell'Associazione tra i quali l'Avv.
Scaramozzino, l'Avv. Caputo, l'Avv. Flavia Rossi, l'Avv. Paola Burin ecc.
Nel frattempo l'Associazione strinse rapporti con altre associazioni italiane
quali l'Associazione Bolognese, guidata dall'Avv. Crocioni, l'Associazione
Dauna di Foggia, guidata dall'Avv. Abbatescianni, l'Associazione di Iniziativa
Forense di Verona guidata dall'Avv. Pasetto, l'Associazione Avvocati d'Italia
di Roma guidata dall'Avv. Civiello..., ora purtroppo defunto, l'Associazione
Campana guidata dall'Avv. Palmieri.
Queste Associazioni diedero luogo alla Federazione Nazionale delle Libere
associazioni, che organizzò per alcuni anni delle conferenze (oltretutto
estremamente ospitali) della durata di una giornata intera nei locali
dell'Università di Bologna.
L'Associazione portò avanti il principio, ripreso poi universalmente,
che l'avvocato opera per la difesa e l'attuazione del diritto soggettivo
del cittadino.
Insomma l'Associazione entro sempre più nel campo segnatamente
di politica professionale, non trovando a Torino, per la verità,
quel pieno sostegno soprattutto da parte del Consiglio dell'Ordine (nei
confronti del quale non aveva mai voluto porsi in contrasto o contrapposizione
stante la diversità dei compiti per così dire istituzionali)
che avrebbe conferito una maggiore forza all'avvocatura intera, e ciò
valse a maggior ragione delle sedi forense troppo gelose forse della loro
autonomia ed interessi particolari (che non sarebbero stati certo trascurati).
Andava facendosi sentire la necessità della nascita di un organismo
unitario i cui prodromi si manifestavano a Rimini nel lontano 14-15 maggio
'82.
Si tennero varie assemblee e l'Associazione fu sempre presente propugnando
decisamente la necessità della creazione di un'organizzazione unitaria;
finché a Venezia nel 1994 Consigli dell'Ordine e Associazioni diedero
luogo all'O.U.A., impegnandosi a sostenerlo finanziariamente.
Sin da allora l'Associazione propugnò la formula "ad ogni
avvocato un voto" (anziché le elezioni primarie e secondarie
che tutt'ora reggono l'organizzazione) ritenendo questa formulazione più
limpida e più garante dell'Autonomia della nota O.U.A.
I travagli di questa Associazione hanno dato ragione delle osservazioni.
Alle elezioni uniche "ad ogni avvocato un voto" deve giungersi
per una più sicura gestione dell'O.U.A.
Su questa linea l'Associazione si è sempre mantenuta proponendo
in sede di congresso una mozione ad hoc e infine una bozza di modifica
di statuto.
L'impiego nazionale dell'Associazione è sempre stato presente:
occorre che essa sia più sostenuta in sede locale ove peraltro
è sempre rimasta assai attiva.
Ricordiamo che per ben due volte difese efficacemente il finanziamento
dell'O.U.A. contro tendenze disgregatrici.
Ad un certo punto per dare più forza alle sue azioni l'Associazione
decise di dare alle stampe un giornaletto di modeste dimensioni (quattro
fogli).
Detto giornale (Bollettino d'Informazione) viene inviato gratuitamente
a tutti gli avvocati del Piemonte e circa un migliaio di copie ad avvocati
di varie parti d'Italia.
Purtroppo per difficoltà pratiche (tra l'altro l'Associazione regge
solo sui contributi degli associati) non sempre il giornale ebbe cadenza
regolare: tuttavia riesce ad essere presente sul territorio nazionale.
Insomma avuto riguardo alle sue origini l'Associazione (che ora ha assunto
la denominazione di Associazione distrettuale) ha sempre più sviluppato
il contenuto di strumento politico professionale e ben possiamo dire che
ha raggiunto una sua notorietà nazionale.
I punti fondamentali sono: mantenere i Consigli degli Ordini e il Consiglio
Nazionale Forense, la Cassa di Previdenza e l'O.U.A. nell'ambito delle
loro funzioni istituzionali, evitare disgregazioni e inutili duplicazioni;
mantenere il prestigio e l'autorità dell'Unità dell'Avvocatura
cui sia demandato il congresso annuale politico dell'Avvocatura (le associazioni
politiche a base territoriale costituiscono in buona sostanza l'humus
dell'O.U.A.).
Gli altri enti professionali oltre al conferimento delle funzioni istituzionali
siano portatori, come nel passato, di congressi tecnico professionali
che comportino un arricchimento dell'Avvocatura.
L'attività di ogni ente o associazione deve tendere necessariamente
all'Unità dell'Avvocatura.
Questa è la storia molto sintetica del movimento associativo torinese
che costituisce storia stessa dell'Avvocatura.
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